
Professionista con oltre trent’anni di esperienza nel settore ICT, di cui più di venti maturati in ruoli dirigenziali presso multinazionali leader nella fornitura di soluzioni software e servizi professionali. Già Ufficiale dell’Esercito, nel 2011 è stato richiamato in servizio attivo dal Ministero della Difesa come consulente per la digitalizzazione dei processi documentali.
Laureato con lode in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza Aziendale presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, sta completando la seconda laurea in Giurisprudenza nello stesso Ateneo, con specializzazione in responsabilità per illecito trattamento dei dati personali e responsabilità penale degli enti collettivi ai sensi del D.lgs. 231/2001.
Attualmente è Tutor DSA e Disabilità presso la Facoltà di Giurisprudenza di Unitelma Sapienza, dove promuove l’adozione di strumenti digitali e metodologie didattiche innovative e inclusive.
Coniuga competenze manageriali e tecnologiche con una preparazione giuridica, focalizzandosi su conformità normativa, sicurezza dei dati, innovazione digitale, accountability e governance dei processi.
Abstract
Il breve elaborato esamina, attraverso il modello di comparazione funzionale, il controllo parlamentare delle agenzie di intelligence negli ordinamenti europei, ponendo al centro la tensione tra esigenze di sicurezza, segretezza operativa e principi di legittimazione democratica propri dello Stato costituzionale. L’attività di intelligence, pur essendo essenziale per la tutela della sicurezza collettiva, presenta caratteristiche che rendono complessa la sua sottoposizione ai tradizionali meccanismi di responsabilità politica e giuridica. In tale prospettiva di diritto pubblico comparato, il lavoro ricostruisce i principali modelli di controllo parlamentare adottati negli Stati europei, mettendone in evidenza le convergenze strutturali e i limiti comuni. Il controllo parlamentare emerge come uno strumento prevalentemente politico e istituzionale, strutturalmente attenuato ma costituzionalmente rilevante, volto a evitare la sottrazione dell’intelligence ai circuiti di responsabilità democratica. L’analisi si estende infine alla dimensione europea, mostrando come la cooperazione di intelligence, sviluppatasi soprattutto in forma intergovernativa, accentui il deficit di controllo parlamentare e ponga rilevanti interrogativi sulla sostenibilità democratica del sistema.
